La Buona Parola

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La Buona Parola

Non di solo pane vivrà l’uomo

I Domenica di Quaresima

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Meditazione sulla Parola

Gesù viene messo alla prova dallo Spirito Santo: un atto d’amore, questa prova, poichè tanto era la santità del Cristo e tanto la prova dovette essere ardua. Ma Egli non desistette, anzi, ci volle essere da esempio. Ogni buon maestro deve essere un modelli per i suoi discepoli e noi, come sui discepoli e poveri peccatori, dobbiamo prendere ad esempio questo grande coraggio e questa grande abnegazione che Gesù stesso ci ha insegnato.

Beati i poveri in spirito

Lettura: 17 febbraio

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore

Meditazione sulla Parola

Gesù questa volta non impartisce una lezione con una parabola, ma semplicemente consola i presenti che ormai sono migliaia dinanzi a lui e aumentano di numero di giorno in giorno. Il popolo ha sete di giustizia, soffre nell’anima e nel corpo, e Gesù ha sempre una perla di saggezza pronta e colmare i loro cuori. Stavolta li esorta all’esultazione per le loro pene, poichè la sofferenza non è fine a se stessa, ma prelude una grande ricompensa in cielo.”Rallegratevi ed esultate” conclude il Maestro, cioè abbiate pazienza e vivete con serenità i sacrifici di ogni giorno, per godere infine del premio che vi aspetta nel Regno di Dio.

 

Non è costui il figlio di Giuseppe?

Lettura: 3 Febbraio

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore

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Meditazione sulla Parola

Questo è noto: pochi apprezzano la qualità di persone autorevoli e sapienti nella propria comunità. Meglio il profeta distante miglia e miglia. Così trattavano Gesù gli stessi ipocriti che poi gli domandavano perchè non facesse gli stesssi miracoli anche in patria. Nulla di nuovo sotto il sole e Gesù non esita a dirlo a tutti quelli che si erano riuniti nella sinagoga. La morale di questo vangelo è che la verità ce l’abbiamo dentro, ma abbiamo sempre bisogno di cercare all’esterno ciò che di buono già possediamo, arrivando anche a disprezzare la verità che è in noi. Riflettiamo quindi sulle nostre azioni.

Missione Sant’Antonio Abate

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Fate quello che vi dirà

Lettura: 20 Gennaio

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Le nozze di Cana

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Parola del Signore

Meditazione sulla Parola

Questo è noto come il primo miracolo di Gesù. Egli osserva le giare vuote, simbolo dell’ordinamento antico e comanda ai servi, ai diaconi: “Riempite d’acqua le giare”. L’ubbidienza è perfetta, le riempirono fino all’orlo. È il segno dell’abbondanza. Per Gesù, il segno che ha inizio il compimento dell’antico. Quella non è più acqua, è vino eccellente, di qualità; è il vino delle vere nozze, di quelle messianiche. E Gesù si rivela come il vero sposo. Alle nozze di Cana era sufficiente un vino qualsiasi, quello offerto da Gesù è eccellente, non fatto per soddisfare la sete, ma per essere assaggiato, gustato. È un vino che supera l’antico. Lo costata subito il maestro di tavola che di fronte ai fatti si sente spiazzato e protesta con lo sposo di quelle nozze: “Tutti servono da principio il vino buono, poi quello meno buono. Tu invece hai conservato fino ad ora il vino migliore”. Il testo sembra suggerire: Non è vero quello che dice il maestro di tavola, lui non sa. Chi conosce i fatti invece sa chi è che ha conservato sino alla fine il vino migliore: è Gesù, è lui il vero sposo, che nei segni stabilisce la nuova alleanza del nuovo popolo di Dio. Quando la sua ora giungerà, il terzo giorno, il vino è il sangue versato, quel sangue che sgorga dal suo costato, quando egli è innalzato sulla croce, sarà per sempre glorificato. Allora il simbolo del vino farà posto alla nuova realtà, alla legge dell’amore vicendevole che consiste, come ha fatto Gesù, nell’amare dimenticando se stessi sino alla fine.

 

Sarà chiamato Nazareno

Domenica dopo il Natale

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, appena i Magi partirono verso il loro paese, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò. Infatti Erode sta per cercare il bambino per ucciderlo”. Egli allora si alzò e prese con sé il bambino e sua madre e, nella notte, fuggì in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse quanto fu annunziato dal Signore per mezzo del profeta che dice: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, secondo il tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia, che dice: “Un grido si è udito in Rama, pianto e lamento grande; Rachele piange i suoi figli, e non vuole essere consolata, perché non sono più”. Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, e va’ in terra di Israele, perché sono morti quelli che insidiavano la vita del bambino”. Egli allora si alzò, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò in terra di Israele. Avendo saputo che Archelao era re di Giudea al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si adempisse quel che era stato detto dai profeti: Sarà chiamato Nazareno.

 

Meditazione sulla Parola

Ancora una volta l’angelo del Signore aiuta e consiglia gli sposi, genitori del Cristo, per indicare loro la fuga per preservare la vita del Figlio. In questi tempi, in cui Erode viveva, si svolgeva una soluzione cruciale per le leggi di quel tempo, dove la società era uidata dai poteri forti e violenti che volevano reprimere il disegno di Dio. Ma Dio vince sempre, un angelo inviato protegge sempre coloro che sono dalla parte dell’amore.

Non temete. Vi annuncio una grande gioia

Lettura: 25 Dicembre

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Parola del Signore

Meditazione sulla Parola

Nasce il Salvatore, Colui che porta il messaggio, la buona novella. Sulla morte si può trionfare se si conosce il potere dell’amore. E oggi è nato Colui che ci ha insegnato il vero significato di questa parola, che non è più un semplice vocabolo ma un atto di totale dono. Donare tutti noi stessi agli altri, questo è il messaggio che è iniziato il giorno della nascita di Cristo, messaggio che ci porterà fino alla sua ressurrezione. «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»

Non temere di prendere con te Maria, tua sposa

Lettura: 23 Dicembre

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore.

 

Meditazione sulla Parola

Le parole del profeta stanno per avverarsi: nascerà Colui che dominerà gli eserciti e le schiere di angeli, ci libererà dal peccato e dalla morte. Nascerà Colui la cui madre è una Vergine immacolata, sarà il segno di conciliazione tra Dio e gli uomini, una speranza di riscatto. Questo è il momento più importante su cui riflettere, fare un punto sulla nostra vita e capire che non siamo soli, Dio ci ama e ci ha dato suo Figlio per salvare le nostre piccole anime.

Centro Missionario Sant’Antonio Abate

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Nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena

Lettura: 16 Dicembre

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

 

Meditazione sulla Parola

Noi siamo gli invitati al banchetto del Signore e siamo invitati ad aprire il cuore, ma spesso abbiamo troppe cose da fare, siamo troppo occupati con le nostre preoccupazioni che ci distraggono dalle vere cose importanti. E perdiamo molte occasioni. La festa del Signore è un evento importante e mancare il suo invito vuol dire metterlo al secondo o terzo posto. Intollerante. Sarà così che Dio deciderà di offrire il suo banchetto ai poveri, a persone meno ricche materialmente, ma più ricche di spirito e di fede.

Centro Missionario Sant’Antonio Abate

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