La Buona Parola

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La Buona Parola

Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me

Lettura: 23 Settembre

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Meditazione sulla Parola

Gesù ritorna a ricordarci che i più piccoli sono i più grandi, che gli umili sono i veri potenti, che gli ultimi sono i primi. E lo fa reguardendo i suoi, mettendoli in guardia, poichè essi già discutevano su chi tra loro fosse il più grande… Vanità? Superbia? Eppure la regola più semplice è quella che spesso vogliamo scordare: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

 

Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore

Lettura: 16 Settembre 2018 – XVII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo: i Farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Mæstro, qual è il più grande comandamento della legge?”. Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro:”Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?”. Gli risposero: “Di Davide”. Ed egli a loro: “Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?”. Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo.

 

Meditazione sulla Parola

Amare il Signore come se stessi, amare il prossimo come se stessi… sono due affermazioni che ci invitano a riflettere sulla semplicità di questa parola. Quanti di noi vorrebbero soffrire? E perchè allora facciamo del male agli altri? Tutto ciò che facciamo contro Dio e contro gli uomini (che sono immagine di Dio) è in realtà un male che facciamo contro noi stessi, poichè ci torna indietro con le nostre azioni. Impariamo quindi il valore del perdono e della condivisione, poichè l’amore è alla base di tutti i comandamenti.

 

Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro

Lettura: 2 Settembre 2018

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Parola del Signore

Meditazione sulla Parola

Spesso ci preoccupiamo della nostra condotta davanti agli altri, se siamo puliti, vestiti, se camminiamo dritti, quanto siamo puntuali agli appuntamenti e veniamo subito criticati se le nostre mani sono sporche o i nostri vestiti in disordine, se non siamo seduti al primo banco in chiesa… in realtà Gesù ci insegna che queste cose non contano nulla davanti agli occhi del Padre, ma è l’impurità del nostro cuore che fa vacillare le nostra forza a interessare veramente Dio. “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male”.

 

La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni

Lettura: 26 Agosto – XIV Domenica dopo Pentecoste

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

Meditazione sulla Parola

Anche il Padre nostro ci invita a seguirlo per arrivare al suo regno, ma noi spesso ignoriamo i messaggi indiretti che ci arrivano dai suoi messaggeri (preferiamo seguire le nostre occupazioni poichè abbiamo il cuore legato al materialismo di questo mondo). Egli invita tutti, ma proprio tutti, senza distinzione sociale o colore della pelle. Avere un buon abito di nozze per la festa del re, significa avere l’anima pronta per essere accolti nel regno di Dio, poichè ecco anche noi un giorno ci troveremo come degli invitati a dividere la stesso giudizio con altre persone. Ma alcune saranno pronte, perchè avranno percorso una vita nel sacrificio e nell’amore, altri invece si presenteranno senza abito, cioè senza pentimento per i loro peccati e senza aver contribuito in nessun modo ad alleviare la sofferenza del prossimo.

 

Di’ una parola e il mio servo sarà guarito

Lettura: 19 Agosto – XIII domenica dopo Pentecoste

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Parola del Signore.

Meditazione sulla Parola

Una città, un centurione, il suo servo affezionato in fin di vita… Gesù entra a Cafarnao, il militare lo scorge da lontano…Il centurione è un’autorità in questa provincia romana, ed egli riconosce Gesù come autorità… più grande, visto che si rivolge a Lui dicendogli ” Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto”. Gesù apprezza molto queste parole, soprattutto quando il centurione continua dicendo “ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito”. Con queste parole il militare romano riconosce il grande potere del figlio di Dio, potere più grande di qualsiasi esercito, segno di grande fede da parte sua. Gesù lo ammira e lo esaudisce guarendo il suo servo.

 

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

Lettura: 12 Agosto

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù inviò i Dodici, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Meditazione sulla Parola

Sono proprio le pecore perdute che hanno più bisogno di Dio, ma proprio perchè sono perdute non sanno di avere questa necessità. Anzi. Chiunque cerchi di parlar loro di sofferenza, Cristo, fede… vengono cacciati o non creduti, quasi compatiti alle volte. Ed è proprio  questo cinismo il nostro peccato. Ci facciamo un dio domestico e la religione non è più un veicolo per portarci al vero Dio. Il cuore duro non accetta di aprirsi alla Parola. Per questo i Dodici sono stati inviati agli angoli del mondo, per entrare non nelle case, ma nei cuori. Tutti possiamo aprire il nostro cuore, da uno spiraglio anche piccolo… ma il messaggio è: per chiunque voglia strettamente non aprirsi più a Dio, di colui venga lasciato al suo destino. La Parola di Dio è scritta, i suoi angeli sono nelle persone inviate da Lui…. da che parte vogliamo stare lo decidiamo noi.

 

Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!

Lettura: 29 Luglio

+ Dal Vangelo secondo Marco

Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti?
Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!».
L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. Quando venne la sera uscirono dalla città.

Meditazione sulla Parola

Gesù entra nel tempio e caccia i mercanti, che in esso esibivano le loro merci, come era ormai consuetudine in quel tempo. Ma dice una frase importante: “…ne avete fatto una spelonca di ladri!”.
Con questo vuole riferirsi ad un “inquinamento morale” che nel tempo ha intaccato il tempio (come casa di Dio) ma ha intaccato anche il corpo (come casa dell’anima) quindi è l’uomo in sè stesso che si è ritrovato corrotto, non il tempio in quanto casa di culto. E’ per questo che Gesù è tanto rammaricato e adirato. L’uomo tende a corrompere il suo spirito prima ancora delle sacre istituzioni.

 

Erano come pecore che non hanno pastore

Lettura: 22 Luglio

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore

 

Meditazione sulla Parola

Venite in disparte……riposatevi un po’…Gesù impartisce ai suoi discepoli l’importanza di staccare, il riposo come recupero anche di energia spirituale. Ma la folla ha troppa sete di Parola, e precede il Maestro e i suoi per ricevere anche solo lo sguardo sicuro del Signore, ed Egli li accontenta. Perchè sono come pecore senza un pastore.

 

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